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jueves, 30 de septiembre de 2010



Vecla

Finalmente, le mie vecchie parole possono lasciarsi crescere i capelli bianchi. Parole, dico, per dire frasi, periodare, articolare e congiungere, ritmare e concludere lasciando il discorso vagolare più in là. Adesso la mia scrittura, già anziana, si lascia andare alla ripetizione, al ricordo di sé, alla nostalgia delle prime scoperte, di quella vaga musicalità che è del ritmico battere delle dita e dei tasti, per un discorso che ha i suoi tempi, le sue pause, persino i suoi vuoti stracolmi di virtualità inespresse ma esprimibili proprio nella loro inesprimibilità. Così mi lascio anch'io disaccentare, tralasciar il ritmo dei miei piedi, non solo quelli letterari: quelli delle mie gambe artritiche e malferme.

Non mi dirò più nulla che ion non sappia, non conoscerò ma ri-conoscerò quel "tempo" inimitato perché troppo imitabile, dissi un giorno sottoponendomi a spietata critica.

Adesso che so, è tempo di morire. Così scrisse.

Sì. Così lasciò scritto il mio buon amico Fraenkel, in preda a profonda stanchezza scrittoria. Prima di scrivere il suo capolavoro: Nobel ese oblige che, appunto, mai scrisse ma resta il suo capolavoro: "Un romanzo coi capelli bianchi" - non è un bel sottotitolo? Non potrei mettermi a scriverlo io, per amore del mio amico Fraenkel, con le sue parole falsamente invecchiantesi.
Quel buon vecchio vino verbale!

martes, 21 de septiembre de 2010


Facies

Aveva una di quelle facce che, viste una volta, non si ricordano mai. E, viste due volte, si dimenticano sempre. Vistre tre volte, invece, ci si ricorda di dimenticarle ancora.

Insomma, quando vi ricorderete di me, e mi restituirete il Volto cancellato dai vostri sguardi?

viernes, 26 de febrero de 2010

Subtus


Vorrei amarla, Suada, mi sembra che potrei, se soltanto mi sorridesse, ma l’ho troppo aspettato, questo sorriso, per non essermi accorto che proprio non sorride o, anzi, che sorride a rate, periódicamente, un po’ dal lato sinistro delle labbra e un po’ a destra, oppure con il labbro superiore prima, e quello inferiore dopo, e soltanto con questa o quella parte delle labbra, tutto il resto del viso e del corpo non sorride neppure in parte; non sa sottoridere, insomma. O non ne ha nessun motivo, povera Suada.

Gliel’ho detto, stupidamente, e da allora non sorride affatto, assolutamente, o tutta quanta, dalla radice dei capelli alle piegoline degli occhi, sinistriere e destriere, con tutti i muscoli facciali, e i denti che le sussultano allora attorno alla sottolingua. Eccessivamente, sorride allora, e non convince neppure se stessa.

Dimentica, Suada, dimentica ciò che ti ho detto io e, soprattutto, ciò che ti hanno detto tutti; non ci pensare più, a sorridere, e se ti viene da ridere, da surridere, superridere, superridi pure. Non è obbligatorio sottoridere, io non te l’ho ordinato, io non voglio che tu sottoviva. Perché sottovivi, tu?

jueves, 10 de septiembre de 2009


Gianni Toti
I meno lunghi e i più brevi racconti del futuremoto



prefazione di Gianni Perego
formato 13x21 - pp. 240
2003 ISBN: 88-86095-55-4; euro 12.50











Visionari ma allo stesso tempo iperrealistici, apparentemente incomprensibili ma di una semplicità disarmante, divertenti e ironici e, al contempo, estremamente tragici, i racconti di questa nuova raccolta indagano, attraverso una scrittura pungente e, spesso, quasi surreale, i temi cari alla letteratura: la vita, la morte, il cosmo, lo scrivere. Attraverso questi suoi scritti, Gianni Toti spazia, apparentemente senza regola, all’interno della brulicante materia che la sua mente produce. “Una scrittura nuda, essenziale, la parola scavata, indagata, talvolta travolta in sorprendenti significanze. E un discorso che di primo acchito, poteva anche sembrar stravagante, ma che poi si chiudeva, era organico, espressivo, rombante.” (dalla prefazione di Giovanni Perego)


L’autore

Gianni Toti è nato a Roma. Ha partecipato alla resistenza partigiana ed è stato per molti anni giornalista dell’Unità. Figura intellettuale assai versatile, regista televisivo e cinematografico, traduttore, romanziere, poeta e videoartista. I suoi lavori di videoarte sono spesso stati definiti “video-poesie” e hanno partecipato a tutti i principali festival internazionali. Vive tra Roma e il castello elettronico di Montbéliard, in Francia.


Disponible en Fahrenheit 451
















Aveva una di quelle facce che, viste una volta, non si ricordano mai. E, viste due volte, si dimenticano sempre. Viste tre volte, invece, ci si ricorda di dimenticarle ancora.

Insomma, quando vi ricorderete di me, e mi restituirete il Volto cancellato dai vostri sguardi?